#digitaldetox: basta poco!

La noia si combatte con lo smartphone? Anche no!Recentemente ho letto un annuncio su LinkedIn di una “teen coach” che si offriva come aiuto alle famiglie che vedono i propri figli annoiarsi durante le vacanze e inevitabilmente finiscono col rifugiarsi nel buco nero di smartphone e videogame. L’annuncio recitava più o meno così “se temi che tuo figlio possa perdersi nel tunnel della noia mentre è a casa da scuola, contattami, lo aiuterò a riempire il suo tempo con attività, corsi, laboratori, incontri per tenerlo lontano dallo schermo di un telefono”.

Siamo grandi fan della noia

Premesso che qui @Tels siamo grandi fan della noia negli adolescenti perché crediamo che il tempo “vuoto” sia una fantastica occasione per stimolare creatività, iniziativa, curiosità, riflessione, ho apprezzato lo scopo ultimo della coach, la digital detox.

Sono mamma di due treenni per cui il problema smartphone ancora non si pone, o almeno lo pensavo fino ad un giorno della scorsa estate quando, impressionati dalla figlia dei vicini di chalet che a tavola era sempre angelica e quasi ammutolita, mentre i nostri figli erano udibili con chiacchiericci, canzoni sguaiate, schiamazzi a km di distanza, ci siamo sporti a sbirciare quale fosse l’incantesimo e… voilà! Un bel tablet con video di cartoni animati, incantava la piccola creatura durante il pasto donando pace e tranquillità ai genitori.

L’equazione è presto fatta: lo stesso schermo usato come alleato per cenare in santa pace a tre anni, diventa il nemico che annienta ogni attimo di noia da adolescenti, ed ecco perchè i genitori sentono la necessità di rivolgersi ad un life coach che organizzi il tempo dell’adolescente annoiato per tenerlo lontano dallo smartphone.

C’è qualcosa che non quadra

Sostengo da sempre il lato buono di internet e di ciò che ci ha portato, ma come tutti gli strumenti che hanno modificato le abitudini di vita dell’essere umano va conosciuto, studiato e utilizzato con grande attenzione e lucidità.

Chi di noi adulti, almeno una volta al giorno non si perde a scorrere la propria bacheca Instagram (a proposito, I viaggi di Tels è su Instagram da poco!) quando dovrebbe scrivere il report per il capo o fare la spesa? Legittimo, è il nuovo passatempo, il nuovo link col mondo esterno, a volte anche fonte di ispirazione per progetti, viaggi. Però una volta al giorno. Se diventa un’ossessione o, come ci capita di osservare nei nostri pre-teen e adolescenti (e anche in alcuni genitori, ahinoi!), un nascondiglio, la tana del Bianconiglio in cui cercare il mondo di meraviglie virtuali che la vita non ci offre, ecco, questo non va bene.

Si chiama FOMO, fear of missing out

L’ho imparato da Asri Bendacha nel documentario di Netflix “Follow Me” (consigliatissimo per genitori con figli dai 10 anni in su!). E’ la paura di essere tagliati fuori, di perdersi qualcosa, di non essere all’altezza, belli, abbronzati o alla moda abbastanza per competere col mondo là fuori. E allora, meglio starsene lì, dietro allo schermo in incognito, a spiare gli altri per vedere quanto si divertono, a quanti eventi partecipano, quanti amici interessanti hanno…

Instagram è il social network che influenza più negativamente l’umore degli utenti secondo un recente studio della Royal Society of Public Health proprio perché mostra, attraverso fotografie (per lo più ritoccate e photoshoppate, ça va sans dire) stili di vita inarrivabili ad adolescenti insicuri, nel pieno della formazione della personalità, fase delicatissima in cui il confronto peer to peer è indispensabile.

Conosci il tuo nemico

Non ci resta che rassegnarci allora e lasciare che i social abbiano il sopravvento? Crediamo di no. Sicuramente, può essere utile, da genitori, conoscere il “nemico”, familiarizzare con i social, le dinamiche, i tag, le stories, farci coinvolgere dai nostri figli nella loro vita online discutendo con loro di ciò che è plausibile e ciò che è palesemente artefatto, aprire un account e, con passo lieve, seguire e supportare la presenza digitale dei figli, incoraggiandoli quando pubblicano qualcosa di interessante o scattano una fotografia particolarmente creativa.

Dare dei limiti di utilizzo, restrizioni sugli orari e sulle situazioni in cui è consentito usare lo smartphone, chiedere (o pretendere?) che non vi siano limiti di accesso da parte dei genitori ai device digitali… e dare il buon esempio: giochiamo, leggiamo con loro, guardiamo un film insieme, andiamo a fare due passi. E mettiamo via quel cellulare!

Questo post è verde perché dà consigli su come creare armonia in una situazione che potenzialmente causa attrito con i figli adolescenti e smartphone dipendenti; a tutti i genitori che attuano strategie creative per riempire il tempo dei propri figli, fatevi avanti! Inviatecele a ilmetodotels@gmail.com e venite a scoprire come, con i viaggi in inglese teniamo i ragazzi lontano dagli smartphone!

Grazie,
Alice